FUOCO - CAPITOLO 39
“Allora verrai?”
sdraiati sul divano, nel salotto primato di Zlatan al piano di sopra, stavano guardando un film accoccolati sotto una coperta
“non ci capisco niente di calcio”
“prima di tutto vieni a vedere me e poi sarebbe ora che cominciassi a capirne qualcosa non credi? Amira e Damiana sarebbero molto felici se tu le accompagnassi qualche volta e anche io.”
“davvero ti farebbe felice?”
lui strusciò il naso nei suoi capelli, lei aveva la schiena appoggiata al suo petto e la stringeva fra le braccia come se avesse paura che lei potesse fuggire da un momento all’altro
“si mi farebbe molto felice sapere che sei li per me”
“allora non posso rifiutare”
le baciò la testa
“grazie tesoro”
“grazie a te e spero di capirci qualcosa”
risero poi lei si fece seria
“Zlatan è da un po’ che mi sto chiedendo una cosa”
“cosa?”
“che cos’è quello che stiamo facendo?”
“in che senso?”
“quello che sta accadendo tra noi…. per te che significato ha? stai solo vivendo il momento o stai cercando qualcosa di stabile? non ti arrabbiare se te lo chiedo ma ho bisogno di sapere per non farmi male Zlatan”
lui si spostò e la fece girare, ora la guardava negli occhi
“io non sto vivendo il momento Cassandra, tu sei quello che io stavo cercando, sei arrivata inattesa e meravigliosa e farò di tutto per far si che tra di noi possa funzionare. Non ti mentirò dicendoti che sono innamorato pazzo perché non so nemmeno cosa voglia dire, ma posso sinceramente dirti che tu mi fai sentire come non mi sono mai sentito in vita mia. Ti vorrei sempre accanto a me, vorrei conoscere ogni tuo pensiero, ogni tua emozione. Tu sei così delicata che il mio solo pensiero è proteggerti. Provo qualcosa per te al quale vorrei che riuscissimo a dare un nome insieme con il tempo e spero sempre che per te sia la stessa cosa perché mi farebbe male da morire perderti”
le lacrime di Cassandra lo scossero, non capiva se aveva detto qualcosa di sbagliato o se l’aveva offesa in qualche modo
“Cassandra io….”
lei gli prese una mano e se l’appoggiò sul cuore, non riusciva a parlare per l’emozione e quello fu l’unico modo per far sentire a lui cosa stava provando. Il cuore era impazzito sotto la sua mano, per un attimo Zlatan pensò che le sarebbe scoppiato fuori dal petto, non era triste, piangeva per la felicità
“è per questo che io voglio te Cassandra, per il modo che hai di provare amore, perché me lo fai sentire e mi scaldi il cuore. Non so se sarà per sempre ma so che farò di tutto perché lo sia”
lei gli passò le mani intorno al collo e lo tirò giù, lo baciò con passione e trasporto scaldandolo davvero, lui le scivolò sopra inserendosi tra le sue gambe e facendole sentire l’erezione che quel bacio gli aveva procurato, Cassandra rise
“tu donna sarai mia. Prima o poi sarai mia“
“il cavernicolo ha parlato”
“tu mi fai diventare così”
la baciò ancora poi si spostò di lato per evitare di eccitarsi ulteriormente, si rimisero sotto la coperta abbracciati
“Cassandra posso chiederti una cosa?”
“quello che vuoi”
“perché hai paura di fare l’amore?”
la sentì irrigidirsi e si dispiacque
“scusami Cassandra non volevo infastidirti, volevo solo capire ma stai tranquilla, non mi devi rispondere se non vuoi”
lei si rannicchiò ancora di più contro di lui come a cercare protezione e lui la strinse ancora più forte
“non devi scusarti della domanda, sapevo che avremmo dovuto parlarne prima o poi…… credo che sia giusto che tu lo sappia anche perché devi essere libero di decidere se poi vorrai stare ancora con me”
“in che senso scusa?”
lo stomaco di Zlatan cominciò ad annodarsi, non aveva ancora sentito la risposta ma sapeva già che non gli sarebbe piaciuta, si pentì subito di averle fatto quella domanda
“nel senso che hai il diritto di sapere tutto di me per poi poter decidere”
lui non disse nella e lei proseguì
“io non ero così prima, ero timida si, riservata, ma amavo stare in compagnia, avevo molti amici e il sesso non mi faceva paura. Purtroppo nella vita accadono cose che cambiano la vita delle persone. E a me ne è capitata una che mi ha cambiato completamente”
decisamente il discorso stava prendendo una piega che a lui piaceva sempre di meno
“Cosa ti è successo Cassandra? dimmelo, non avere paura”
“la mia via era già cambiata per via del rapporto con Sergio, ma la svolta definitiva è arrivata la sera che mi ha fatto finire in ospedale……”
Zlatan avrebbe voluto urlare per la rabbia ma si trattenne altrimenti lei avrebbe smesso di parlare e lui voleva sapere
“quella notte ho pregato dio perché mi facesse morire”
la sentì tremare e le baciò la testa
“non ti picchierà più tesoro te lo giuro”
“non sono state le botte Zlatan a farmi desiderare di morire”
stava piangendo
“e cosa è stato allora?”
“tra quando mi ha presa e trascinata in quel edificio abbandonato a quando è scappato sono passate quattro ore. Quattro lunghissime, infinite ore durante le quali lui non mi ha solo picchiata”
Zlatan si agitò, cominciò a capire e in lui crebbe un sentimento pericoloso: la rabbia omicida, gemette, un suono soffocato, roco, come se qualcosa gli stesse artigliando la gola, lei lo sentì ma doveva finire perché lui doveva sapere e lei doveva dirlo
“in quelle quattro ore mi ha picchiata e violentata ripetutamente fino a farmi desiderare di morire.”
Zlatan chiuse gli occhi e ruggì, un ruggito terribile carico di dolore, perse lucidità, sentì così tanto dolore che desiderò lui morire
uccidilo
la lato peggiore di Zlatan prese il comando
uccidilo
la strinse così forte da spezzarle quasi le costole
“Cassandraaa……”
lei cominciò a piangere disperatamente, senza controllo, la coprì completamente con il suo corpo come a volerla nascondere, difendere, proteggere ma ormai non poteva fare più nulla
“mi dispiace……… ho cercato di difendermi te lo giuro ………ti giuro che ho urlato…… ho gridato fino a rovinarmi le corde vocali…… ma nessuno mi ha sentito”
Zlatan era finito all’inferno, dentro la sua testa scorrevano immagini di Cassandra e delle violenze che aveva subito
uccidilo
afferrò il bracciolo del divano e strinse con talmente tanta forza che lo spezzò. Il rumore del legno spezzato e la rabbia che sentiva in lui fecero gridare Cassandra di paura e quel grido fece ragionare di nuovo Zlatan, ansimante la guardò e quando capì di essere lui a farle paura si calmò
“scusami….. ti prego scusami non volevo spaventarti”
sotto di lui Cassandra tremava, le lacrime le bagnavano il viso e la rendevano così fragile ai suoi occhi che pensò di impazzire al pensiero di quello che le aveva potuto fare quel bastardo, le accarezzò il viso e glielo baciò dolcemente cercando di soffocare tutta la rabbia, appoggiò la fronte sulla sua e lei lo abbracciò, sentì le sue mani artigliarsi alla maglietta sulla schiena
“mi dispiace così tanto Cassandra… mi dispiace da morire”
“non essere arrabbiato con me ti prego”
“ma come arrabbiato con te………”
lei lo disarmava….
“guardami”
lei scosse la testa non voleva
“amore ti prego guardami”
amore…… una piccola parola con un potere infinito…
lei alzò gli occhi e lo guardò
“non sono arrabbiato con te, te lo giuro. Provo solo tanto dolore per quello che ti è successo”
e tanta rabbia e tanta voglia di uccidere quel pezzo di merda
“non volevo darti un dolore… volevo solo che tu sapessi la verità per essere libero di scegliere se stare ancora con me. Non voglio la tua pietà, capirò se deciderai di non uscire più con me”
“tu sei tutto quello che voglio Cassandra… adesso più che mai.”
“davvero?”
“te lo giuro amore”
la baciò con tutto il trasporto che il caso gli permetteva, cercò di farle sentire quello che provava e ci riuscì perché finalmente lei si calmò.
Restarono in silenzio abbracciati per molto tempo poi lei lo guardò
“mi hai chiamato amore”
“davvero?”
“due volte”
“allora sarà vero”
e la baciò di nuovo.
(via piciu75)
FUOCO - Capitolo 38
Cassandra rabbrividì tra le sue braccia
“hai freddo?”
“un pochino”
Zlatan prese la trapunta piegata in fondo al letto e la mise addosso a entrambe
“meglio?”
“si… che ore sono?”
“non lo so ma penso che non ci dobbiamo preoccupare di dover scendere perché se ne saranno già andati tutti”
“siamo spariti come due ladri”
“credo che non pensino che siamo andati a rubare…..”
lei schiacciò la faccia contro il suo petto e rise
“che vergogna. Mi hai rapita e mi hai sedotta”
lui la baciò e le accarezzò la schiena
“e ho una gran voglia di ricominciare”
le morsicò il labbro inferiore e lei prima rabbrividì poi lo allontanò
“no! invece voglio chiederti una cosa”
“non chiedermi di lasciarti andare perché non ho nessuna intenzione di farlo”
“a parte che prima o poi dovrai farlo perché mi devi riportare a casa ma non era questo che ti volevo chiedere. Volevo sapere che rapporto c’è tra Noemi e Amira”
lui si staccò per guardarla in faccia
“perché me lo chiedi?”
lei gli sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio
“perché mi è capitato di sentire Amira nominare spesso Noemi quando parla con Penelope. Non avevo capito chi fosse ma ho capito che le vuole molto bene”
“si, si vogliono molto bene, Noemi ha trovato Amira quando aveva due anni appena i suoi genitori erano morti, l’ha presa con sé nella casa famiglia e sono rimaste insieme fino a quando io non l’ho portata qua”
“deve essere stato difficile per loro due separarsi”
“si, ma Amira ha scelto spontaneamente di venire con me non l’ho obbligata e una volta qua è stata benissimo”
“e non ha più visto Noemi?”
Zlatan si irrigidì
“no l’ha vista ancora, Noemi è venuta qua”
“oh capisco.”
ci fu un attimo di silenzio nel quale lei cercò il modo di fargli le domande che voleva senza sembrare invadente
“Zlatan”
“mmmh”
“Amira pensa che voi stiate insieme?”
“no”
“vuole che voi stiate insieme?”
“no”
Cassandra sospirò sollevata, non avrebbe mai voluto inimicarsi l’affetto della bambina, ma non aveva ancora finito
“lei tornerà ancora a trovare Amira?”
“si, non glielo proibirò mai finchè Amira lo vorrà, ma questo è l’unico motivo per cui viene, io non centro nulla.”
“Non volevo assolutamente dire niente di male, volevo solo sapere come stanno le cose”
“se hai delle domande è giusto che tu le faccia Cassandra, non ti voglio nascondere niente”
“mi hai detto che per te questa storia è chiusa giusto?”
“assolutamente si e glie l’ho detto anche l’ultima volta che è stata qua.”
“ma per lei è finita?”
lui non rispose subito ma quando lo fece fu sincero
“io non lo so”
“mi fai una promessa?”
“dimmi”
“mi prometti che se ti dovessi accorgere che tra di voi è ricominciata tu me lo dirai senza paura?”
“non accadrà Cassandra te lo posso garantire”
“io ti credo ma tu promettimelo”
lui le rotolò sopra schiacciandola sul materasso e strappandole una risata, era così bella, la baciò, lei lo allontanò delicatamente
“non provare a svicolare la mia richiesta. Promettilo”
“te lo prometto Cassandra se dovesse cambiare qualcosa te lo dirò”
“bene, adesso spostati però perché mi devo rivestire e mi devi riportare a casa”
“resta qua…”
“non ci penso proprio. Dovevamo solo parlare e siamo finiti nudi nel tuo letto! Non oso pensare cosa ti inventeresti se dovessi dormire qua”
“in effetti non posso darti torto”
si spostò di lato a malincuore e la lasciò scendere dal letto.
Si rivestirono e Zlatan aprì la porta comunicante con la stanza di Amira, diede un occhiata dentro e sorrise, Cassandra lo abbracciò
“quando la guardi i tuoi occhi si illuminano, devi amarla davvero tanto”
“da morire”
“allora portami a casa così potrai essere qua quando si infilerà nel tuo letto”
“baciami poi prometto che ti accompagno”
Cassandra non si fece pregare, si allungò verso di lui e si lasciò catturare dalle labbra di Zlatan e dal calore del suo bacio.
Quando uscirono dalla stanza Amira aprì gli occhi e rise
“hai visto Miao, il papà dava i bacini a Cassandra.”
il gatto si stiracchiò e lei lo abbracciò facendolo miagolare
“se il papà le dà i bacini è perché le vuole bene e magari lei diventa la mia mamma.”
rise ancora
“non vedo l’ora di dirlo a Noemi…….sarà contenta che ho anche una mamma adesso”.
Zlatan attese che Cassandra fosse entrata nel cancello di casa poi ripartì, guardò l’ora erano le tre
“Mark sarà sicuramente sveglio”
prese il telefono e chiamò, la risposta non si fece attendere
“hey zingaro in che guai ti sei cacciato questa volta?”
Mark era un GSG9 (unità di elite anti-terrorismo e operazioni speciali della polizia Federale Tedesca), lo aveva conosciuto nel 2006 durante i mondiali di calcio in Germania. La polizia tedesca aveva assegnato una squadra di protezione per ogni nazione partecipante e alla nazionale svedese era capitata la squadra di Mark. Ogni volta che Zlatan scappava dal ritiro per andare a scopare, si trovava immancabilmente Mark dietro ma il tedesco non lo aveva mai tradito, si era sempre limitato a proteggerlo a distanza. Tra di loro era nata una sorta di competizione tipo “io scappo e vediamo se riesci a trovarmi” e Zlatan aveva sempre perso.
Da li era nata la loro amicizia. Dopo il mondiale spesso si erano incontrati in giro per il mondo per andare a donne insieme o per cacciarsi nei guai insieme. Era l’unico che poteva chiamarlo zingaro senza rischiare un pugno in faccia.
“ciao Mark, sei ancora assegnato alla scorta del Console Tedesco a Milano?”
“vuoi scoparti sua figlia?”
Zlatan rise
“ma vaffanculo, scopatela tu io ho altro per la testa. Ho bisogno di un favore”
“se posso certamente”
“devo trovare un pezzo di merda, si chiama Sergio Cantera, è l’ex fidanzato della mia donna”
“e perché lo vuoi trovare se posso chiedere? giusto per capire da che tipo di guai ti devo tirare fuori dopo”
“due anni fa quando lei lo ha lasciato lui l’ha massacrata di botte ed è stata ricoverata un mese e mezzo in ospedale, stasera si è presentato sotto casa sua, per fortuna sono arrivato io ma capisci bene che lui non si deve avvicinare mai più a lei”
“capisco benissimo amico. Io odio chi picchia le donne. Posso occuparmene direttamente io? Sarebbe un piacere”
“no questa è una soddisfazione che mi devo togliere da solo. Tu portami solo da lui”
“ma sentimi un po’ e da quando tu hai una donna? di solito non ti ricordi nemmeno come si chiamano quando esci dal loro letto”
Zlatan rise
“Cassandra è diversa, lei è MIA”
Mark rise come un pazzo
“oh cazzo questa è troppo forte! Zlatan innamorato! non ci crederò mai!”
“vaffanculo Mark. Portami da quel pezzo di merda e poi ne parliamo”
“contaci zingaro. ti chiamo io”.
Cassandra si fece una doccia e si infilò nel letto, non aveva sonno, le immagini di quella sera le scorrevano nella testa come un film e non solo: sentiva il profumo di Zlatan, il suo calore, i suoi baci, le sue mani. Il ricordo dell’orgasmo che le aveva procurato le fece venire caldo e il suono dei gemiti di lui quando era venuto…… respirò profondamente per calmare i battiti del cuore che era impazzito a quel ricordo. Erano passate poco più di tre settimane da quando lo aveva conosciuto eppure non era riuscita a resistergli, lui sapeva cosa dirle per calmare le sue paure, sapeva come scaldarle il cuore e come farla sentire al sicuro. Aveva molto ancora da scoprire su di lui ma la sincerità che le aveva dimostrato quella sera era importante come anche il fatto che si era fermato come le aveva promesso. Sorrise pensando a cosa si sarebbe inventato la prossima volta per stare ancora con lei. Non vedeva l’ora di scoprirlo.
Cassandra aprì il cancello di casa e Penelope schizzò fuori
“dove credi di andare?”
fece appena in tempo ad afferrarla per la cartella che aveva sulle spalle prima che le scappasse via
“lasciami”
“scordatelo, non ho nessuna intenzione di correre fino a scuola”
“e non credo che dovrai farlo”
la voce proveniva dal marciapiede e quando Cassandra alzò la testa restò di stucco: Zlatan e Amira erano appoggiati alla macchina di lui e stavano sorridendo
“e voi cosa ci fate qua?”
“siamo venuti a prendervi per accompagnarvi a scuola”
“e come mai?”
Zlatan si staccò dalla macchina
“perché sono un cavaliere”
“e io una principessa”
disse Amira ridendo
“bhè allora non posso rifiutarmi”.
Più tardi, al bar, mentre bevevano il caffé Cassandra gli chiese il vero motivo di quella sorpresa, sospettava centrasse con Sergio visto che la sera prima, mentre la riaccompagnava a casa, l’aveva tempestata di domande su di lui volendo sapere anche il cognome e Zlatan non la smentì
“non voglio che quel bastardo ti si avvicini ancora”
“io ti ringrazio ma non puoi farmi da babysitter tutto il giorno”
“è vero, non posso essere con te sempre, ma ci sarò ogni volta che potrò. E’ un problema per te?”
lei sorrise
“no che non è un problema anzi, ma non voglio coinvolgerti in questa storia, non voglio che ti succeda qualcosa. E poi sei un personaggio pubblico Zlatan, cosa accadrebbe se tu finissi sui giornali per una rissa o peggio?”
Zlatan rise
“tu non sai molto di me vero? Sarebbe solo una delle tante”
Cassandra lo guardò stupita
“in che senso scusa! tu litighi spesso?”
“spesso e volentieri! ma solo per buone ragioni”
“ma Zlatan…… credo che mi dovrò informare meglio su di te”
“io sono solo una vittima delle circostanze. Non è colpa mia giuro”
poi si sporse sul tavolino, le prese la mano e abbassò la voce
“io non permetterò a nessuno di farti del male”
lei gli accarezzò il viso
“non voglio che tu aggiunga altre preoccupazioni a quelle che già hai Zlatan”
“tu non sarai mai una preoccupazione per me e ora andiamocene perché ho voglia di baciarti”.
Amira si accomodò davanti al computer nello studio, Damiana attivò la connessione con Noemi e quando vide apparire il volto della ragazza se ne andò lasciandole sole. Parlarono tanto e di tutto, poi Amira cominciò a raccontarle della festa di Zlatan e del regalo che lei gli aveva fatto
“mi ha dato un sacco di baci sai!!!”
Noemi rise
“i regali più belli sono stai il mio e poi quello di Cassandra”
“chi è Cassandra?”
“la sorella di Penelope”
“e chi è Penelope?”
“la mia compagna di scuola.”
Noemi si fece più curiosa
“Cassandra è una bambina?”
“no Cassandra è grande come te”
“e l’hai invitata tu alla festa?”
“no è stato papà”
“ah si?”
“si a papà piace Cassandra, loro sono sempre insieme, credo che diventerà la mia mamma”
“la tua mamma?”
la voce di Noemi si alzò involontariamente
“si, il papà ieri le ha dato tanti bacini, vuol dire che le vuole bene quindi lei diventerà la mia mamma.”
Noemi deglutì a fatica, era confusa e il dolore al petto che sentiva era fastidiosamente acuto
“Amira amore adesso ti devo salutare”
salutò la bambina e si appoggiò allo schienale della poltrona, il dolore al petto continuava ad aumentare, si portò le mani al petto e cercò di chiamare Brad ma poi crollò giù dalla poltrona svenuta.






